Lo stupore e la riconoscenza,
ma anche il dolore e la preoccupazione,
sono "materia" del dialogo con Dio.
I teologi affermano che la preghiera cristiana è espressione della Fede. Forse è più esatto dire che è espressione della vita quando è intrisa, impregnata dalla Fede. E' allora che la preghiera fluisce vera, autentica, con tutte le tonalità delle esperienze umane e dei sentimenti che esse suscitano: stupore, gioia, riconoscenza, ma anche angoscia, amarezza, preoccupazione, fatica, rimorso e pentimento... Quanto più la vita è intessuta di relazioni (di amicizia, di fraternità, di responsabilità ... ) tanto più la preghiera ne risulta contrassegnata.
Ma perché pregare? Chiedetelo a Paolo. Vi risponderà: Ma voi, delle vostre soddisfazioni o delle vostre tri¬bolazioni, non parlate mai con nessuno? E perché mai Dio, che mi ha chiamato fin dal seno di mia madre ad annunciare il vangelo, non dovrebbe essere il mio interlocutore preferito? Gesù Cristo è il centro vivo di tutta la mia esistenza; come è possibile che di tutto ciò che vivo non parli con lui ogni giorno?
Possiamo esprimere gli auspici e gli auguri più belli ai figli, o alle persone che ci sono care, ma non è detto che si realizzino senz'altro... E perché non collegarli alla corrente di Dio che può trasformarli in realtà? "Prego che possiate distinguere sempre il meglio ed essere integri e irreprensibili..." scrive l'apostolo ai cristiani d Filippi.
Proprio delle persone care, dei loro traguardi raggiunti e dei loro successi, è naturale parlare con orgoglio a quanti sono in confidenza con noi. E perché non può essere più naturale ancora parlarne con Dio, che è il vero autore di tutto ciò che è buono? "Ringrazio il mio Dio.. riguardo a tutti voi, perché la fama della vostra fede si espande in tutto il mondo" scrive a quelli di Roma.
Certo, anche esperienze meno esaltanti si fanno nella vita, come quella della prova. Se il Signore è il nostro primo interlocutore, è ovvio parlargliene, chiedergli di venirci in aiuto. E possiamo star certi che lo farà, se pure a modo suo invece che a modo nostro, e la preghiera ci con¬sentirà di rafforzare la nostra adesione a lui e di affrontare le situazioni con dignità (anche Paolo ne ha fatto l'esperienza; si veda in proposito la sua testimonianza in 2 Corinzi 12,7 10).
Non si tratta quindi di recitare delle formule: queste possono essere di aiuto, come può esserlo il filo per la corrente che passa, ma la preghiera non è il filo, è la corrente. E una cor¬rente ad alta tensione, se è vero che il suo nome esatto è "Spirito santo": è lui infatti che prega in noi, con un lin¬guaggio fatto di fede, di speranza e d'amore, più che di parole.
Lo stupore e la riconoscenza,
ma anche il dolore e la preoccupazione,
sono "materia" del dialogo con Dio.
I teologi affermano che la preghiera cristiana è espressione della Fede. Forse è più esatto dire che è espressione della vita quando è intrisa, impregnata dalla Fede. E' allora che la preghiera fluisce vera, autentica, con tutte le tonalità delle esperienze umane e dei sentimenti che esse suscitano: stupore, gioia, riconoscenza, ma anche angoscia, amarezza, preoccupazione, fatica, rimorso e pentimento... Quanto più la vita è intessuta di relazioni (di amicizia, di fraternità, di re¬sponsabilità ... ) tanto più la preghiera ne risulta contrassegnata.
Ma perché pregare? Chiedetelo a Paolo. Vi risponderà: Ma voi, delle vostre soddisfazioni o delle vostre tribolazioni, non parlate mai con nessuno? E perché mai Dio, che mi ha chiamato fin dal seno di mia madre ad annunciare il vangelo, non dovrebbe essere il mio interlocutore preferito? Gesù Cristo è il centro vivo di tutta la mia esistenza; come è possibile che di tutto ciò che vivo non parli con lui ogni giorno?
Possiamo esprimere gli auspici e gli auguri più belli ai figli, o alle persone che ci sono care, ma non è detto che si realizzino senz'altro... E perché non collegarli alla corrente di Dio che può trasformarli in realtà? "Prego che possiate distinguere sempre il meglio ed essere integri e irreprensibili..." scrive l'apostolo ai cristiani d Filippi.
Proprio delle persone care, dei loro traguardi raggiunti e dei loro successi, è naturale parlare con orgoglio a quanti sono in confidenza con noi. E perché non può essere più naturale ancora parlarne con Dio, che è il vero autore di tutto ciò che è buono? "Ringrazio il mio Dio.. riguardo a tutti voi, perché la fama della vostra fede si espande in tutto il mondo" scrive a quelli di Roma.
Certo, anche esperienze meno esaltanti si fanno nella vita, come quella della prova. Se il Signore è il nostro primo interlocutore, è ovvio parlargliene, chiedergli di venirci in aiuto. E possiamo star certi che lo farà, se pure a modo suo invece che a modo nostro, e la preghiera ci consentirà di rafforzare la nostra adesione a lui e di affrontare le situazioni con dignità (anche Paolo ne ha fatto l'esperienza; si veda in proposito la sua testimonianza in 2 Corinzi 12,7 10).
Non si tratta quindi di recitare delle formule: queste possono essere di aiuto, come può esserlo il filo per la corrente che passa, ma la preghiera non è il filo, è la corrente. E una cor¬rente ad alta tensione, se è vero che il suo nome esatto è "Spirito santo": è lui infatti che prega in noi, con un linguaggio fatto di fede, di speranza e d'amore, più che di parole.
Parrocchia di S. Maria Assunta e S. Giovanni Battista - Tione di Trento - ITALY