RIFLESSIONI

da web master  -  23 Febbraio 2014, 11:19

Siamo cristiani perchè crediamo in Gesù Cristo,

crocifisso e risorto.

 

Com'è possibile che i nostri corpi, diventati polvere da chissà quanto tempo, un giorno riprendano a vivere? L'idea di una qualche forma di sopravvivenza non è prerogativa della cultura biblica. Tra i Greci, ad esempio, sotto l'ispirazione di Platone, si era diffusa la credenza nell'immortalità dell'anima. Nella tradizione biblica invece si preferì parlare di "risurrezione", intendendo con questa prospettiva una vita totalmente nuova in cui è coinvolta tutta la persona con la sua corporeità. Gesù fece sua questa prospettiva in almeno due modi: annunciandola nel suo vangelo (cfr. Gv 6) e dandone prova nella sua stessa avventura esistenziale. Egli, infatti, è risorto dai morti, non come anima o fantasma, bensì nella sua corporeità: tangibile ma trasfigurata, reale ma libera da qualsiasi condizionamento spaziale o temporale.

"Egli è risorto dai morti come primizia ci coloro che sono morti" annuncia Paolo, in sintonia con il vangelo predicato da tutti gli apostoli. Non fu facile per i suoi interlocutori, soprattutto quelli di cultura greca, accettare questo dato tipico della fede cristiana: a Corinto, ad esempio, si credeva sì nella risurrezione, ma la si intendeva come esperienza d'ordine spirituale.

"Se non esiste risurrezione dai morti— afferma S. Paolo - allora neanche Cristo è risusciato... e se Cristo non è risuscitato, vana è la vostra fede... e noi siamo da compiangere più di tutti gli uomini'. Insomma, noi non siamo cristiani perché accettiamo una certa serie di "dogmi": noi siamo cristiani perché crediamo in Gesù Cristo, crocifisso e risorto. I dogmi vengono dopo, e vengono di conseguenza.

Il fatto poi di credere in Gesù Cristo, primizia dei risorti, ha anche un altro effetto positivo: ci può aiutare - non a capire - ma a comprendere (che è molto di più) le possibili modalità in cui avverrà la nostra risurrezione; vale in effetti questo paradigma: come la sua, così la nostra. L'apostolo la paragona al procedimento della semina: "Si semina (un corpo) corruttibile e risorge incorruttibile; si semina ignobile e risorge glorioso, si semina debole e risorge pieno di forza; si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale". Proprio come quello di Gesù, la mattina di Pasqua. Del resto, quella sua risurrezione ci ha già "contagiati". E un'impresa divina - la risurrezione - che è già all'opera nella nostra vita di credenti, e noi vi possiamo collaborare: "Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù dove è Cristo...". Risorgere è un fatto al quale ci si esercita da vivi: il tocco finale lo darà Dio con la sua potenza creatrice. E lo darà senz'altro, perché è di parola.

 

Alfabeto Paolino, don Piero Rattin

Illustrazioni Paolo del Vaglio

 

19/11/2016 lettera R

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